Sfida per la vittoria by Tavella Renato

Sfida per la vittoria by Tavella Renato

autore:Tavella, Renato [Tavella, Renato]
La lingua: eng
Format: epub
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


La foto di Piero

Nessuno aveva creduto a quella comunicazione, sapeva tanto di frottola. Invece era vero. Il Comando tedesco, del lager di Hohenstein, aveva trasmesso alle autorità italiane e alla Croce rossa i nomi degli alpini imprigionati nel Prigiomuro n 8. Lo testimoniava ora la posta, che due rubizzi nazisti con toni secchi stavano distribuendo.

Mario Pagotto aprì la lettera di Giuseppina e la sua disperazione un poco si affievolì. Scoprì di essere diventato papà e gli vennero le lacrime agli occhi. Piero era il nome del loro primogenito, proprio come avevano deciso prima che lui finisse in mano ai tedeschi.

Commosso, rigirava tra le dita la fotografia che ritraeva il suo neonato piangente sul passeggino, quasi sapesse delle sofferenze che lui e i suoi compagni stavano vivendo nel lager.

Sistemati in spoglie baracche di legno, circondati da alti reticolati di filo spinato e torrette di guardia, dove si annidavano fari e mitragliatrici spianate. Divisi per etnie in settori, i russi con i russi, i serbi con i serbi, i francesi con i francesi, gli ebrei con gli ebrei… Sempre controllati a vista da soldati armati che s’aggiravano per il campo, pronti a giustiziare chi azzardava un passo falso.

Nonostante il freddo e il vento gelido nessuna coperta e nessun maglione era stato distribuito, ciascuno si arrangiava con quel poco di vestiario che era riuscito a raccattare al momento dell’arresto, e di fretta aveva infilato nello zaino. Qualche patata, un po’ di brodaglia, alle volte un tozzo di pane nero da mangiare. Quando il clima lo permetteva venivano inquadrati per gruppi e condotti fuori dai reticolati a lavorare alla manutenzione delle strade e in lavori agricoli. Se pioggia e neve imperversavano, li avviavano all’interno dei boschi a spaccar legna. Non passava giorno che qualche disgraziato morisse di stenti e di fatica. Toccava resistere, si ripeteva Mario in maniera ossessiva, guardando la foto del suo piccolo Piero.

Bisogna passare inosservati, si ripeteva al contempo e con pertinacia Bruno Neri, ritornato a vivere nella villetta di Faenza. Per nascondere a tedeschi e fascisti la sua adesione operativa al movimento partigiano, tornava utile anche riprendere a giocare al calcio. Cascava a meraviglia il campionato Alta Italia organizzato dalla Federcalcio, a cui i biancoazzurri faentini partecipavano.

Bruno rivestì i panni di giocatore, mentre sotto lo pseudonimo di Berni collaborava in maniera attiva con il cugino Virgilio, l’anima dell’antifascismo faentino.

Non occultava il suo operato Dino Fiorini, svolgeva alla luce del sole l’attività di sottufficiale della milizia, che peraltro per svariati ordini di servizio gli lasciava poco tempo libero. Così, quantomeno, sembra avesse detto al presidente Dall’Ara che gli chiedeva di riprendere il suo posto nel Bologna. Piuttosto, pare ancora avesse risposto Dino, per tenersi un poco in attività, il presidente doveva semmai cederlo in prestito alla squadra della Gioventù del littorio (GIL) di San Pietro in Casale, il paesino in cui era sfollata la famiglia.

Renato Dall’Ara, malvolentieri, acconsentì, sicché si ritrovò Fiorini da avversario, in veste di allenatore, nel girone del campionato Alta Italia. La partita d’andata, disputata il 13 febbraio



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